Work-life balance: una visione innovativa

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Work-life balance: definizione & esempi pratici

Se tieni al tuo lavoro ma anche alla tua vita privata, sai benissimo cosa si intende con work-life balance, o perché sei soddisfatto/a della tua work-life balance o perché non lo sei. Formalmente esistono diverse definizioni della work-life balance, tradotte in italiano come equilibrio casa-lavoro o riconciliazione casa-lavoro. Kalliath e Brough (2008) hanno estratto gli aspetti che le diverse definizioni hanno in comune e dicono che:

“La work-life balance è la percezione individuale della compatibilità tra il lavoro e
le attività fuori dal lavoro. E
ntrambi contribuiscono allo sviluppo individuale
in linea con le attuali e personali priorità di vita.”

Le storie di Fabio e Paola illustrano cosa vuol dire in pratica. Fin da quando si è laureato, Fabio ha messo il lavoro prima di tutto. Per lui il lavoro è sempre stato un modo per sentirsi realizzato. Il suo desiderio è di portare avanti la realizzazione di un nuovo impianto e per questo arriva per primo al lavoro e torna a casa tra gli ultimi. A trent’anni si sposa con la ragazza dei suoi sogni, insieme si divertono soprattutto durante i weekend, perché durante la settimana è assorbito dal lavoro. Poco dopo nasce la loro bambina, poi un bambino. A trentacinque anni, Fabio ha fatto carriera e occupa un posto da favola in azienda. Poi, la sua adorabile moglie diventa nervosa e irritabile, dice che vorrebbe che Fabio passasse più tempo con la famiglia, che tornasse a casa per cena, che giocasse più spesso con i figli, ecc.  Fabio sente che le richieste sono ragionevoli, ma gli impegni di lavoro gli impediscono di farci fronte. Il rapporto con la moglie si raffredda. Fabio è scontento di tutto questo, sul lavoro spesso gli tornano in mente le discussioni con la moglie, fa fatica a mantenere la calma con i colleghi quando fanno degli errori, sente che ha sempre meno idee innovative che prima gli garantivano rispetto da tutti. Queste cose lo turbano ma a casa non ne può parlare. Sa che quest’anno il bonus di produzione è a rischio perché il suo team non ha portato i risultati previsti, il pensiero lo rende irritabile, anche a casa. Un giorno la moglie lo mette davanti ai fatti. Ora, a quarant’anni la vita gli sembra molto difficile.

A Paola, sua vicina di casa, le cose sono andate diversamente. Anche lei fin da subito si dedica al massimo al suo lavoro. Quando incontra l’amore della sua vita, fantasticano sulla vita che costruiranno insieme. Il suo lavoro la impegna molto, ne è molto soddisfatta, è brillante nel suo lavoro. Poi nasce Alice, e Paola sente il desiderio di dedicare del tempo a lei. Con il suo compagno riflettono su come dividere gli impegni che garantiscono una crescita serena ad Alice. Insieme decidono che Paola negozierà un orario ridotto in modo che lei possa andare a prendere Alice al nido e passare del tempo insieme. Il suo compagno accompagnerà Alice tutte le mattine al nido. Paola è soddisfatta e porta avanti il suo lavoro con successo. E’ contenta di poter passare del tempo insieme alla sua bambina. Tre anni dopo, si libera un nuovo posto sul lavoro che le interessa molto ma che richiede un orario più lungo. Lei ottiene quel posto e organizza che una babysitter prenderà Alice da scuola. E’ soddisfatta del rapporto con il suo compagno e la bimba, si sente piena di energia, insieme al compagno affrontano con serenità il periodo dei terribili 2-3 anni tipico di molti bambini. E’ riposata, la mattina parte di buon umore al lavoro, ha un ottimo rapporto con i colleghi e riesce a concludere degli ottimi contratti per l’azienda. Poco fa è stata promossa.

L’elenco delle situazioni che mettono in luce il punto esatto in cui lavoro e vita privata si incontrano o si scontrano è infinito. Non sono solo storie o impressioni, i dati confermano che vita privata e lavoro si influenzano a vicenda. Secondo la ricerca recente pubblicata nel 2016, il Sixth European Working Conditions Survey, il 24% degli italiani, e il 32% delle donne ha avuto delle difficoltà di concentrazione sul lavoro per via delle responsabilità in famiglia. Inoltre, il 42% degli italiani ha detto di preoccuparsi di cose del lavoro anche quando non era sul luogo del lavoro. Anche se qualcuno nel passato ci ha fatto credere di poter scindere il lavoro dalla vita privata, oggi questa idea è superata. Anche le neuroscienze confermano che le tutte le nostre esperienze sono collegate tra di loro. Allora, se è impossibile di scindere il lavoro dalla vita privata, è meglio gestire il loro intreccio per raggiungere un equilibrio.

Perché è importante considerare la work-life balance?

Ogni esperienza in un contesto di vita ha degli effetti sulle esperienze in altri contesti di vita. Questo significa che la qualità dell’esperienza lavorativa ha un effetto sulla qualità dell’esperienza nella vita privata e vice versa. Il bello di queste influenze reciproche è che funzionano non solo in caso di situazioni negative, quando si percepiscono delle tensioni o stress, ma anche quando le cose vanno bene: quando siamo soddisfatti del lavoro, abbiamo più energia per la vita privata e vice versa. Quando invece lavoro e vita privata non sono in equilibrio, quando ci sono tensioni o stress o sul lavoro, o a casa, gli effetti non sono limitati al contesto dove la difficoltà ha origine, ma invade anche l’altro contesto. Ed è così che si creano delle storie come quella di Fabio che non è soddisfatto del lavoro, che porta la frustrazione con se a casa, dove peggiorano in tempi brevi le relazioni con i famigliari. il rischio è che lo stress in famiglia riduce l’energia di cui si avrebbe bisogno per risolvere le difficoltà sul lavoro, lo stress aumenta ulteriormente e finisce con una generale insoddisfazione della vita, una ridotta performance sul lavoro, fenomeni di burnout e burnin, relazioni familiari disastrose…

Biologia e neuroscienze ci aiutano a comprendere come performance, soddisfazione, impegno e energia sono strettamente legati tra di loro. Ancora più interessante è che i livelli di soddisfazione e la performance sono i più alti è quando la persona percepisce un equilibrio tra tutto. Cioè, quando senti di riuscire a soddisfare tutti i bisogni, senza avere la sensazione di esagerare, di dover rinunciare a un qualcosa per te importante, senza sentirti stressato/a. Ci sono dunque buoni motivi per tenere alla tua work-life balance.

A chi importa la work-life balance?

La percezione dell’equilibrio migliora la qualità della vita, il livello di energia e la soddisfazione in tutto quello che si fa. Al contrario quando non c’è una sensazione di equilibrio, sentiamo tensioni e stress. Gli effetti devastanti psicologici e fisici che lo stress prolungato procura sono ben noti, ne ricordiamo alcuni: disturbi dell’apparato gastrointestinale, disturbi dell’apparato cardiocircolatorio, abbassamento delle difese immunitarie, alcuni tumori, disturbo del sonno, ansia e depressione ecc. Quindi la ricerca dell’equilibrio casa-lavoro, della work-life balance importa a te, perché sei responsabile della tua salute.

Abbiamo già segnalato che le neuroscienze hanno dimostrato come performance, motivazione, soddisfazione sono strettamente collegati. Dunque chi ha l’interesse di massimizzare la performance a lungo termine, o la propria o quella dei collaboratori ha tutto l’interesse di monitorare, gestire e migliorare l’equilibrio casa-lavoro.

Interessante sapere che, anche se l’influenza viene esercitata in entrambi le direzioni (a.e. le tensioni sul lavoro influenzano la vita privata e le tensioni nella vita privata influenzano il lavoro), l’influenza dal lavoro alla vita private è quella prevalente (Agarwala, Arizkuren-Eleta, Del Castillo, Muniz-Ferrer & Gartzia, 2014; Eagle, Miles & Icenogle, 1997). Quindi, è auspicabile che le aziende si preoccupino della work-life balance delle persone, anche per un suo senso di responsabilità sociale.

In altre parole alla work-life balance è bene che ti interessi tu, ma anche l’azienda, il responsabile del personale, e chi gestisce un team di persone.

Cosa fare per migliorare la work-life balance?

Questa visione della work-life balance è decisamente di ampio respiro, e spinge oltre alle proposte che sono state portate avanti sul piano concreto. Per ora, le attività di promozione della work-life balance coinvolgono soprattutto l’organizzazione “fisica” della vita, e riguardano le condizioni minime per la riconciliazione lavoro famiglia. Si tratta di temi come la flessibilità dell’orario e la richiesta di cura per i figli piccoli, il partner malato, i genitori anziani. È grazie alla sensibilità di imprenditori e manager illuminati che oggi le aziende organizzano dei servizi eccellenti come l’asilo aziendale oppure le vacanze estive per i nonni, o che vengono introdotte delle novità come l’orario flessibile.

Chi lavora però sà che tutto ciò non basta per il pieno benessere e soddisfazione della vita, e che per avere l’energia necessaria per dare ogni giorno il massimo sia sul lavoro che nel privato, serve altro. Siamo esseri estremamente complessi: le neuroscienze confermano che non possiamo scindere la nostra mente dal nostro corpo ma è anche superata l’idea di poter scindere l’impatto delle nostre esperienze sul lavoro da quelle a casa. Per raggiungere una vera work-life balance bisogna migliorare la resilienza e intervenire sulle fonti di stress presenti sul lavoro ma anche nella vita privata. Bisogna lavorare sui meccanismi che stanno alla base della contaminazione di un’area di esperienze su un’altra. La visione integrata della work-life balance richiede l’integrazione con interventi su aspetti psicologici come la resilienza, la qualità della vita, soddisfazione e benessere, motivazione, relazioni positive, auto-efficacia e creatività, e la prevenzione e gestione dello stress. Questi temi vanno affrontati con un’attenzione particolare ai punti in cui lavoro e vita privata si incontrano e/o si scontrano.

A sostegno di questo ci sono dei risultati degli studi che hanno dimostrato che interventi che migliorano sia a livello pratico che a livello emotivo l’intreccio tra lavoro e famiglia hanno degli effetti positivi in termine di miglioramento della work-life balance, del senso di attaccamento della persona all’organizzazione, soddisfazione della vita (Chan et al., 2016; Young Seong, 2016). La ricerca dimostra che insieme, queste azioni portino notevoli benefici sia per chi lavora che per l’azienda (Madsen, John & Miller, 2005). Prendersi a cuore l’equilibrio lavoro-casa è in altre parole una situazione win-win per tutti. Storie come quella di Fabio possono essere evitate e come quella di Paola possono essere ripetute.

Bibliografia per chi desidera approfondire:

Xi Wen Chan, Thomas Kalliath, Paula Brough, Oi-Ling Siu, Michael P. O’Driscoll & Carolyn Timms. (2016). Work–family enrichment and satisfaction: the mediating role of self-efficacy and work–life balance, The International Journal of Human Resource Management, 27:15, 1755-1776.
Eagle, B.W., Miles, E.W., and Icenogle, M.L. (1997). Interrole Conflicts and the Permeability of Work and Family Domains: Are There Gender Differences? Journal of Vocational Behavior, 50, 168–184.
Jee Young Seong. (2016). Person–Organization Fit, Family-Supportive Organization Perceptions, And Self-Efficacy Affect Work–Life Balance Social Behavior and Personality, 2016, 44(6), 911–922.
Kalliath, T., & Paula Brough. (2008). Work–life balance: A review of the meaning of the balance construct. Journal of Management & Organization, 14: 323–327.
Madsen, S.R., John, C.R., and Miller, D. (2005). Work-Family Conflict and Health: A Study of Workplace, Psychological, and Behavioral Correlates. Journal of Behavioral and Applied Management, 6, 225–247.
Tanuja Agarwala, Amaia Arizkuren-Eleta, Elsa Del Castillo, Marta Muñiz-Ferrer & Leire Gartzia. (2014). Influence of managerial support on work–life conflict and organizational commitment: an international comparison for India, Peru and Spain, The International Journal of Human Resource Management, 25, 1460-1483.


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